Aborto e fecondità


 
Sebbene le fonti ufficiali che raccolgono informazioni relative al ricorso all’aborto legale in Italia offrano oggi una documentazione statistica sufficientemente ampia e articolata, diversi interrogativi su questo tema sono da tempo rimasti senza risposta. Prima della promulgazione della legge 194/1978 l’attenzione dei ricercatori e dell’opinione pubblica era rivolta alla stima dell’abortività clandestina, in seguito l’interesse prevalente si è spostato sulle interruzioni volontarie di gravidanza e molte ricerche hanno analizzato attentamente l’abortività legale e le caratteristiche demografiche delle donne che vi hanno fatto ricorso.. Ciò nonostante, restano ancora molte incertezze riguardo l’entità dell’effetto della nuova misura legislativa sulla fecondità italiana, sia subito dopo il 1978 sia negli anni successivi. Il rapporto tra aborto legale e fecondità è stato analizzato in diverse circostanze, ad esempio nei paesi dell’est-Europa o negli Stati Uniti, ma non in Italia, dove rappresenta una questione ancora ampiamente insoluta, o comunque non esaminata con il dettaglio quantitativo e l’assenza di pregiudizi ideologici che questo tema richiede.
La ricerca qui riassunta intende stimare, nel modo più preciso e oggettivo possibile, l’effetto indotto dall’introduzione della legge di liberalizzazione sulle nascite italiane negli anni immediatamente successivi al 1978. Oltre a valutazioni quantitative specifiche delle nascite evitate o posticipate attraverso il ricorso all’aborto legale, secondo la regione di residenza congiuntamente all’età e allo stato civile della donna, sono discusse le ipotesi più plausibili relative all’evoluzione dei comportamenti riproduttivi negli anni attorno alla liberalizzazione. Un particolare accento è posto al processo di transizione dal regime restrittivo a quello liberale, cercando di definire la composizione e l’evoluzione degli aborti legali in termini di recupero degli interventi clandestini precedenti e di incremento effettivo nel ricorso all’aborto volontario.
 
 
  • INDICE
  • Aspetti introduttivi    
  • 1. La natura del problema e gli obbiettivi della ricerca 
  • 2. Le norme precedenti la legislazione attuale 
  • 3. La legislazione italiana attuale 
  • pag.
    9
    13
    17
     La situazione italiana 
  • 1. Il quadro nazionale 
  • 2. Alcune realtà europee
  • 3. La variabilità regionale
  • 4. I modelli regionali di abortività specifica
  • 5. Gli aborti spontanei nella nuova e vecchia legislazione 
  • 6. La composizione degli effetti regionali
  • 7. La struttura dell’abortività e della fecondità
  • 8. Un tentativo di approfondimento
  • 9. Le correlazioni specifiche tra aborto e minor fecondità
  • 10. Considerazioni conclusive
  • Tavole
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    57
    61
    64
    66
    Una valutazione quantitativa degli effetti dell’aborto legale
  • 1. La stima del minor numero di nascite 
  • 2. L'andamento della fecondità illegittima
  • 2.1. La specificazione dell'età
  • 2.2. L'effetto quantitativo sulle nascite illegittime
  • 2.3. Considerazioni conclusive
  • 3. L'andamento della fecondità legittima
  • 3.1. La specificazione dell'età
  • 3.2. L'effetto quantitativo sulle nascite legittime
  • 3.4. Considerazioni conclusive
  • 4. Le nascite per ordine
  • 4.1. Le variazioni delle probabilità di accrescimento
  • 4.2. Le differenze territoriali
  • 4.3. L'abortività secondo la parità pregressa
  • 4.4. Considerazioni conclusive
  • Tavole
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    103
    106
    109
    110
    Il passaggio dal regime restrittivo a quello liberale 
  • 1. Un possibile schema di transizione 
  • 2. I risultati ottenuti nelle regioni italiane
  • 3. Considerazioni conclusive
  • Tavole
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    115
    120
    125
    128
     Conclusioni 
  • 1.  Il quadro territoriale 
  • 2.  Le nascite illegittime
  • 3.  Le nascite legittime
  • 4.  I punti essenziali
  • Riferimenti bibliografici

  • Appendice A - Le fonti  
  • 1. Considerazioni preliminari
  • 2. I dati sulle nascite
  • 3. Gli aborti spontanei
  • 4. La popolazione femminile

  • 5. Le interruzioni volontarie di gravidanza 
    Appendice B - I metodi 
  • 1. Le definizioni di base
  • 2. I principali indicatori
  • 3. L’analisi delle nascite mensili
  • 4. La correlazione per ranghi
  • 5. La probabilità di accrescimento della prole

  • Appendice C - La stima delle nascite evitate 
  • 1. Le nascite legittime
  • 2. Le nascite legittime da donne in età 25-29
  • 3. Le nascite illegittime
  • 4 Il numero di aborti indotti necessari ad evitare una nascita

  • Appendice D - Schede territoriali
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    140
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    166
    168 
    175
     
     

    PREFAZIONE

    Sull’aborto tanto si è detto e scritto. Non è facile trattarne con distaccata oggettività, perché è tema che scuote in profondo le menti e le coscienze: tanti sono stati e sono i motivi di dibattito, e talora di scontro, tanti gli interrogativi ancora senza risposta. E non sempre le ragioni del "dover essere", gli assunti sociali e morali che accendono il confronto ideologico, sembrano trarre argomento da un’attenta considerazione dell’"essere", da una conoscenza razionale delle realtà coinvolte.
    Alla conoscenza specifica di tali realtà - anzitutto demografiche - è indirizzato questo libro. L’Autore, Alberto Cazzola, che svolge la sua attività di ricerca e di insegnamento nella Facoltà di Scienze Statistiche dell’Università di Bologna, ha scelto di fare luce intorno alle immediate ripercussioni sul comportamento riproduttivo delle norme che diciassette anni or sono hanno legalizzato nel nostro Paese l’interruzione volontaria di gravidanza. Sulla base dei dati ufficiali disponibili, e di opportune e coerenti inferenze, Alberto Cazzola ha saputo delineare un profilo essenziale dei riflessi della legge 194/1978 sulle modalità del ricambio naturale delle nostre popolazioni. È appunto agli effetti demografici immediati, e alle prospettive che ne conseguono, che l’indagine statistica deve anzitutto rivolgersi, nello spirito della tradizione italiana, che non ha mai disgiunto l’analisi teorica intorno ai metodi dell’avventura della ricerca empirica: una ricerca intesa alla rigorosa definizione delle realtà di fatto, condotta attraverso le fonti documentarie disponibili, utilizzate con la consapevolezza critica della loro portata e dei loro limiti.
    Le stime quantitative e le indicazioni di tendenza identificate nel succedersi dei capitoli offrono un ampio quadro di riferimento, che rende plausibili le ipotesi proposte e gli schemi interpretativi addotti, e vale a tracciare una suggestiva linea di ricerca aperta a ulteriori approfondimenti. È un contributo, questo, a una visione scientifica del fenomeno dell’aborto legale, quali che siano i risvolti etici e umani che esso trascina e suscita: troppo noti nelle loro implicazioni emotive per essere ricordati nelle pagine di un’analisi essenzialmente quantitativa, troppo controversi per essere evocati senza togliere lucidità alla sintesi dei dati.
    Evento sempre drammatico della vita di una donna, l’aborto non è soltanto una faccenda privata: incide sul costume e sulla struttura di una popolazione, che è, ad un tempo, aggregato biologico e società umana. Valgano anche gli assunti di questo libro, pur circoscritto alla discussione in re demographica, a far pensare e ripensare.

    Italo Scardovi
    Università di Bologna
     
     
     
    … 
    2. La situazione italiana  

    1. Il quadro nazionale  

    La questione che qui si intende discutere consiste, in sintesi, nello stabilire se le nuove norme in materia d’aborto legale abbiano portato ad un riassorbimento dei soli interventi clandestini precedenti o se invece si sia avuto, nei primi anni di applicazione della legge 194/1978, anche un aumento delle interruzioni volontarie di gravidanza con un conseguente declino delle nascite. Nella situazione italiana le oscillazioni degli indicatori generici di fecondità dopo l’introduzione della legge di liberalizzazione sono indubbiamente modeste o comunque allineate con la tendenza di fondo quanto basta per non suggerire l’esistenza di un forte decremento delle nascite, tanto che questa circostanza viene spesso presa a riprova di una preesistente alta abortività clandestina, poi riassorbita dalle interruzioni volontarie di gravidanza in forma legale. L’eventualità complementare, che consiste nel giustificare un’ampia parte delle IVG attraverso una contraccezione meno attenta, dovuta alla disponibilità dell’aborto in forma legale, è generalmente ritenuta poco probabile, almeno nel primo periodo di introduzione della legge. In realtà, il problema delle conseguenze del mutato clima legislativo in materia d’aborto, dalle prescrizioni contenute nel codice Rocco alla legge 194/1978, non è riconducibile a questi semplici schemi interpretativi e richiede un esame più approfondito prima di formulare ipotesi non generiche con un accettabile grado di fiducia. 
    Un primo e immediato riscontro delle eventuali variazioni subite dal comportamento riproduttivo si ottiene osservando l’andamento del tasso generico di fecondità negli anni più vicini all’introduzione della legge 194/1978. Come indica la tavola 2.1, nel periodo 1974-81 questo indicatore, riferito all’intera nazione, mostra una progressione decrescente abbastanza regolare. Nel 1979-80 sono percettibili solo alcune particolari oscillazioni, che tuttavia non mancano di interesse se si considerano all’interno di un assestamento della tendenza di fondo verso un ritmo di decrescita progressivamente minore e se, contemporaneamente, si distinguono i comportamenti delle tre grandi ripartizioni territoriali. 

     
     
    Tav. 2.1 Tassi generici di fecondità in Italia nel 1974-81*
               
    Anno 
    Italia
    %
     
    Nord 
    %
               
    1974
    76,36
       
    68,18
     
    1975
    72,52
    -5,02
     
    63,90
    -6,27
    1976
    68,21
    -5,95
     
    58,21
    -8,90
    1977
    64,31
    -5,72
     
    54,45
    -6,46
    1978
    61,11
    -4,97
     
    50,77
    -6,75
    1979
    57,28
    -6,26
     
    45,97
    -9,45
    1980
    54,24
    -5,30
     
    43,64
    -5,08
    1981
    52,31
    -3,57
     
    42,22
    -3,25
     
    Centro
       
    Sud
     
    1974
    70,07
       
    90,48
     
    1975
    66,11
    -5,65
     
    87,22
    -3,61
    1976
    61,98
    -6,25
     
    84,51
    -3,11
    1977
    58,23
    -6,05
     
    80,28
    -5,01
    1978
    55,45
    -4,77
     
    77,42
    -3,56
    1979
    51,95
    -6,31
     
    74,60
    -3,63
    1980
    48,80
    -6,07
     
    70,67
    -5,27
    1981
    47,07
    -3,55
     
    67,91
    -3,90
    Fonte: elaborazioni su dati Istat; (*) nati da tutte le donne riferiti a 1000 donne in età 15-44
     
    Al nord e al centro, dopo un sensibile declino nel 1976 (-8,9% e -6,25% rispettivamente), si nota una riduzione nella discesa della fecondità durante il biennio 1977-78 seguita da una maggiore flessione nel corso del 1979. Il nord, in particolare, mostra una variazione negativa rispetto all’anno precedente (-9,45%) sicuramente più ampia del valore registrato nel 1978 (-6,75%) e nel 1977 (-6,46%). Al centro, la variazione corrispondente al 1979 (-6,31%) appare meno accentuata, ma permane anche nel 1980 (-6,07%) per poi ridimensionarsi nel 1981 (-3,55%). La fecondità delle zone meridionali non subisce invece particolari variazioni nel 1979 (-3,56% nel 1978, -3,63% nel 1979), per quanto un maggior declino avvenga nel 1980 (-5,27%). 
    Nei tre anni successivi al 1978 sembra quindi di scorgere alcune accelerazioni non trascurabili nella continua decrescita che caratterizza la fecondità delle tre grandi ripartizioni territoriali italiane. Oltre all’aspetto quantitativo, un ulteriore e importante punto di interesse è la successione di queste riduzioni percentuali, che ricalca a grandi linee la distribuzione nel tempo e nello spazio dell’aborto legale. Nel primo anno di liberalizzazione, e cioè nei 12 mesi compresi tra il secondo semestre 1978 e il primo semestre 1979, il numero di IVG è infatti molto squilibrato a favore delle regioni settentrionali e solo in seguito si verifica un recupero del meridione. Al nord, centro e sud sono state effettuate, rispettivamente, il 54,1%, 20,9% e 25,0% delle IVG per regione di residenza della donna, mentre i relativi tassi di abortività indicano 16,6, 15,3 e 9,9 IVG ogni mille donne in età 15- 44 (vedi tavola 2.15). Se anche nel 1979 non si osserva un declino particolarmente netto nella fecondità nazionale, resta il fatto che le regioni del nord-Italia, dove il ricorso all’aborto legale è molto maggiore rispetto al centro-sud, mostrano il decremento di fecondità più accentuato su tutto il periodo 1975-81. 

    Un secondo punto di vista circa gli effetti indotti dalla legge 194/1978 nel contesto nazionale si può ottenere attraverso la figura 2.1, in cui è riportata la serie delle nascite mensili durante il periodo 1974-81. La componente stagionale è evidente, così come la tendenza di fondo negativa, ma non si notano oscillazioni particolari in seguito al cambiamento legislativo. Considerando che l’effetto dell’aborto legale sulle nascite si manifesti, mediamente, a sei mesi di distanza dalla data dell’intervento (e quindi supponendo un tempo medio di gestazione delle gravidanze interrotte pari a tre mesi), si può rilevare che il numero delle nascite non declina nettamente né sei mesi dopo il giugno 1978 né sei mesi dopo l’incremento subito dagli aborti legali nella prima metà del 1980. In accordo con i dati nazionali della tavola 2.1, si scorge unicamente una lieve flessione nella tendenza di fondo che contraddistingue le nascite del biennio 1979-80. Sempre in figura 2.1, su una seconda scala di misura, è anche riportato il numero mensile delle IVG praticate dal secondo semestre 1979 al secondo semestre 1981. Come accennato, gli aborti sono posticipati di sei mesi per riferirsi alla stessa generazione dei concepimenti conclusi con una nascita, ciò nonostante, a parte gli effetti stagionali che tendono a sovrapporsi, non appare alcuna immediata associazione tra nascite e IVG. La regolarità della tendenza di fondo che caratterizza le nascite nazionali tuttavia non contraddice l’ipotesi di un collegamento tra l’introduzione dell’aborto legale e i decrementi di fecondità sottolineati nella tavola 2.1, poiché variazioni di fecondità complessivamente graduali e poco evidenti, ma territorialmente molto diverse, sono tra loro assolutamente compatibili, tanto più quando, a livello nazionale, manca un netto, immediato e reale aumento degli aborti indotti nel passaggio dal precedente regime restrittivo a quello previsto dalla legge 194/1978. 

    Fig. 2.1 Nascite e IVG (a mesi standard) in Italia con un ritardo di sei mesi

    Fonte: elaborazioni su dati Istat
     
    Nel 1977, in tutto il Paese, si sono avuti all’incirca 106.000 aborti spontanei, 54.500 nel primo semestre e 51.500 nel secondo. Nella realtà, si può ritenere che una proporzione non piccola di questi interventi nascondesse aborti indotti denunciati come spontanei e, in via molto orientativa (vedi paragrafo 2.5), si possono stimare circa 20-25.000 aborti non spontanei nel primo semestre 1977. Per il primo semestre 1978 non esiste alcuna informazione sugli aborti, indotti o spontanei che siano, tuttavia possiamo supporre che si siano verificati almeno gli stessi 20-25.000 aborti non spontanei accaduti nello stesso semestre dell’anno prima. Nel passaggio dal vecchio al nuovo regime legislativo l’incremento degli aborti indotti ammonterebbe così a: 68.725 IVG (nel semestre 7-12/1978) - 20-25.000 aborti non spontanei (nel semestre 1-6/1978 stimati sulla base del 1977) @ 44- 49.000 IVG. Ma poiché prima del 1978 anche le stime più prudenti segnalavano nel nostro Paese almeno 100.000 aborti clandestini all’anno, occorre considerare il rientro nella legalità di una parte di questi interventi. Supponendo questa quota vicina al 60-70%, vale a dire circa 30.000-35.000 IVG per semestre, e posto che tutte le altre considerazioni siano accettabili, nel corso dei primi sei mesi di liberalizzazione l’incremento reale di IVG non dovrebbe allora allontanarsi troppo dalle 10-20.000 unità. 
    … 
    Molto in sintesi, i principali motivi che giustificano la mancanza di un netto confine tra il vecchio e il nuovo regime legislativo in materia d’aborto possono essere riassunti con:  1) la presenza, presumibilmente crescente, di un certo numero di aborti indotti (ospedalizzati come spontanei o assolutamente clandestini) prima del giugno 1978, poi riassorbiti nelle disposizioni previste dalla legge 194/1978; 

    2) una certa inerzia di fondo che generalmente attenua i cambiamenti improvvisi nelle variabili demografiche e che potrebbe aver contenuto l’iniziale diffondersi dell’aborto legale; 

    3) una situazione sociale e sanitaria territorialmente molto diversificata che, di fatto, ha portato la legge 194/1978 ad essere recepita ed applicata diversamente nel Paese: in tempi brevi tra le regioni del nord e con maggior ritardo tra quelle del sud; 

    4) il fatto che "la transizione dell’abortività da illegale a legale è comunque un processo graduale". 

    Se subito dopo il giugno 1978 non si è verificato un aumento reale consistente e simultaneo delle IVG in tutto il Paese, non ha senso ricercare un decremento con caratteristiche analoghe tra le nascite registrate circa sei mesi più tardi. Ciò non toglie che una diffusione territorialmente e temporalmente diversificata dell’aborto legale possa produrre effetti anche considerevoli nelle nascite complessive, seppure poco visibili attraverso l’analisi di generici indicatori nazionali. 

    2. Alcune realtà europee 

    Dunque, gli eventuali effetti dell’aborto legale in Italia non sembrano efficacemente valutabili in termini aggregati, così come non lo sarebbero gli effetti indotti sulle nascite europee tra gli anni 1960-70 nel caso fossero osservati senza distinguere ogni realtà nazionale. 
    Tra i paesi che nell’Europa orientale hanno sperimentato livelli di abortività molto elevati gli effetti indotti sulla fecondità non si sono manifestati allo stesso modo, anche se, in linea di massima, si può riconoscere che l’eventuale declino delle nascite conseguente alla liberalizzazione dell’aborto è iniziato gradualmente. 

     Fig. 2.2 Nascite e IVG in Romania durante il periodo 1954-80 
      
    Fonte: ONU 

     In Romania, ad esempio, dove in breve tempo si è raggiunto un numero medio di aborti per donna (o TAT , tasso di abortività totale) superiore a sette (in Italia nel 1980 il TAT è 0,56), il livello delle nascite è andato dapprima declinando gradatamente e solo in seguito la discesa si è accentuata tanto da indurre, nel 1966, ad un’ampia restrizione della precedente legislazione liberale del 1957. Nella Repubblica Democratica Tedesca il livello delle nascite è declinato in modo progressivo dopo l’interpretazione liberale delle norme sull’aborto avvenuta nel 1965, per poi accentuarsi in seguito al cambiamento legislativo del 1972, quando il numero medio di aborti per donna, pur senza raggiungere valori particolarmente elevati (al massimo il TAT è poco superiore a uno) è tuttavia aumentato con grande rapidità. 

     Fig. 2.3 Nascite e IVG nella Repubblica Democratica Tedesca durante il periodo 1954-80 
      
    Fonte: ONU 

    L’intensità del ricorso all’aborto legale in Italia è decisamente inferiore ai valori raggiunti in Romania o nella ex-GDR o in altri paesi dell’est, così come la nostra realtà sociale e culturale precedente la liberalizzazione era assolutamente diversa. I moderni contraccettivi erano infatti facilmente disponibili sul finire degli anni ‘70 e l’atteggiamento morale più diffuso, pur riconoscendo ampie giustificazioni all’aborto indotto, non ne ammetteva l’uso come metodo contraccettivo, tanto che il ricorso sistematico a questa pratica comportava comunque una forte riprovazione. In simili circostanze è poco realistico immaginare un improvviso uso indiscriminato e senza alternative dell’aborto legale quale mezzo di controllo delle nascite, così come sembra altrettanto difficile attendersi un immediato decremento delle nascite nazionali all’indomani della legge di liberalizzazione. 

    3. La variabilità regionale 

    Si è detto che la mancanza di un consistente e inequivocabile effetto dell’aborto legale sulle nascite nazionali negli anni immediatamente successivi al 1978 potrebbe nascondere situazioni locali tra loro molto eterogenee, con regioni in cui la tendenza di fondo della fecondità rimane pressoché invariata negli anni 1979-81, contrapposte ad altre dove invece si nota un decremento congiunturale degno di rilievo. Di seguito, sono considerati i tassi di fecondità e di abortività mensili nelle venti regioni italiane durante il periodo 1974-81. I primi sono indicati sull’asse delle ordinate di sinistra e i secondi su quello di destra, con scale di misura, rispettivamente, del 30-80‰ e dello 0-50‰ nelle regioni del centro-nord, mentre nelle regioni del sud ambedue le scale sono aumentate del 20‰. Queste impostazioni permettono una visione sufficientemente uniforme e non distorta dei due indicatori, inoltre la perequazione dei tassi mensili di fecondità, attraverso una media mobile di tredici termini (vedi Appendice A.3), non favorisce l’emergere di variazioni congiunturali di ampiezza inferiore all’anno e pertanto esprime un punto di vista prudente nei confronti delle eventuali oscillazioni di breve periodo indotte dai corrispondenti livelli di abortività. I tassi di abortività iniziano dal 1980 poiché i primi dati disponibili, riferiti al secondo semestre 1979 (al 1980 in Liguria, Calabria e Campania), sono ritardati di sei mesi rispetto alle nascite per allinearsi approssimativamente alla stessa generazione di concepimenti. Riguardo alla lettura dei grafici, infine, conviene fare attenzione ad alcuni aspetti: 

    1. la presenza di un disturbo congiunturale nella fecondità del triennio 1979-81 va apprezzato sia in termini di variazione del livello di fondo sia come cambiamento o alterazione della stagionalità rispetto al modulo precedente;
    2. le IVG meridionali risentono di una sottoregistrazione iniziale spesso considerevole e non quantificabile con precisione;
    3. i grafici rappresentano ancora visioni complessive delle variazioni di fecondità associabili alla legge 194/1978. Una visione più analitica è possibile considerando quantomeno anche l’andamento dei tassi specifici regionali (vedi Appendice D - Schede territoriali).
     Fig. 2.4-23 Tassi di fecondità (linee continue) e di abortività mensili (linea tratteggiata) con un ritardo di sei mesi nelle regioni italiane (mesi standard) 
     

     
     … 

    8. Un tentativo di approfondimento 

    Gli elementi sinora raccolti, seppure all’interno di un contesto demografico avaro di dati e di indizi immediatamente evidenti, suggeriscono l’eventualità di un effetto congiunturale della legge 194/1978 sulla fecondità italiana, benché siano necessari ulteriori e più puntuali riscontri per sostenere pienamente una simile ipotesi. Consideriamo allora che, nel caso il ricorso all’IVG non avesse prodotto particolari riduzioni tra le nascite regionali, non dovrebbe neppure risultare alcuna corrispondenza tra le differenze di fecondità registrate nel 1978-79 e l’abortività riferita alla stessa generazione di concepimenti dei nati nel 1979. Quest’ultima condizione, come più volte accennato, richiede che le IVG a numeratore dei tassi di abortività provengano dal secondo semestre 1978 e dal primo 1979. Tenendo conto dei problemi di affidabilità dei dati, delle approssimazioni in gioco e della quota incognita di riassorbimento dell’abortività clandestina per regione, un certo accordo tra abortività e minor fecondità sembra invece esistere nella figura 2.40. È interessante notare il progressivo attenuarsi dei decrementi di fecondità nel biennio 1978-79 da nord verso sud, con l’eccezione, al nord, del Trentino Alto Adige, e al sud, ma in senso opposto, di Puglia e Sardegna. Questa tendenza, sebbene meno chiaramente definita, la si ritrova anche nei tassi di abortività regionali, dove inoltre i valori relativi a Trentino Alto Adige, Puglia e Sardegna si accordano con i precedenti. 

    Fig. 2.4 Tassi di abortività, con IVG riferite alla stessa generazione di concepimenti dei nati del 1979, e decrementi dei tassi di fecondità nel 1979 nelle regioni italiane 
     
    Fonte: elaborazioni su dati Istat e Istisan 

    Tra le donne non coniugate questo confronto comporta inevitabilmente una maggiore imprecisione, dovuta alle minime numerosità in gioco, alle stime e alle approssimazioni necessarie per costruire indicatori riferiti ad eventi esterni alla vita matrimoniale. Restano in ogni caso visibili, almeno nelle linee essenziali (vedi figura 2.41), le somiglianze segnalate nella fecondità generale. 

    Fig. 2.5 Tassi di abortività illegittima, con IVG riferite alla stessa generazione di concepimenti dei nati del 1979, e decrementi dei tassi di fecondità illegittima nel 1979 nelle regioni italiane (nc = non coniugate) 
     
    Fonte: elaborazioni su dati Istat e Istisan 

    È da dire che, se le differenze di fecondità riportate nella figura 2.40 fossero prevalentemente dovute ad una diversità strutturale implicita nella geografia demografica italiana esse avrebbero poco o nulla a che vedere con l’applicazione della legge 194/1978. Differenze analoghe potrebbero esistere anche negli anni precedenti, semplicemente per effetto della variabilità territoriale della fecondità o a causa dei processi di transizione demografica in atto. Questa possibilità tuttavia non è confermata dalla figura 2.42, poiché il profilo regionale delle differenze di fecondità 1976-77 e 1977-78, in entrambi i casi, è tendenzialmente uniforme e comunque diverso da quello del biennio 1978-79, l’unico che presenta un buon grado di accostamento con l’abortività legale riferita ai primi dodici mesi di liberalizzazione. 
    … 

    9. Le correlazioni specifiche tra aborto e minor fecondità 

    Poniamo ora in relazione l’aborto legale con il calo della fecondità adottando un diverso criterio per saggiare l’ipotesi che nelle regioni con un maggior numero di aborti si verifichi anche un maggior declino delle nascite. Suddividiamo in classi l’età della donna che ricorre all’IVG e all’interno di ognuna costruiamo due graduatorie, una con i valori regionali dei tassi di abortività e l’altra con i decrementi di fecondità. Nella misura in cui si stabilisce una somiglianza tra questi ordinamenti, possiamo parlare di correlazione d’ordine o cograduazione (vedi Appendice B.4) tra abortività e minor fecondità. Se non esiste cograduazione per le differenze di fecondità calcolate negli anni prima del 1978, ma ne esiste dopo, allora diventa plausibile l’ipotesi che le nascite successive al 1978 risentano del cambiamento legislativo in materia d’aborto. E se questo accadesse, per quanto si è detto in precedenza, dovremmo attenderci un effetto soprattutto in corrispondenza delle età più giovani della vita riproduttiva. 
    In riferimento a questa procedura, si può ricordare che nel 1971 il tasso di fecondità negli Stati Uniti ha registrato un inatteso declino e, come cause possibili, si sono considerate l’introduzione, negli anni immediatamente precedenti, della legge di liberalizzazione dell’aborto e di maggiori aiuti finanziari ai servizi di pianificazione familiare. Utilizzando ogni singolo stato come unità statistica la correlazione d’ordine non ha prodotto alcun indizio a favore di una minore fecondità dovuta al potenziamento dei servizi di pianificazione familiare, mentre è emerso che l’introduzione dell’aborto legale potrebbe aver avuto un effetto sulla fecondità. Nella situazione italiana le unità statistiche sono rappresentate dalle regioni e, per ogni classe d’età, viene misurato l’accordo tra le due graduatorie regionali di minor fecondità e di abortività. L’indice applicato è il t di Kendall, che varia da +1, nel caso di perfetta cograduazione (quando l’ordine è identico nelle due graduatorie), a -1, nel caso di perfetta contrograduazione (quando l’ordine è opposto). È anche possibile saggiarne la significatività statistica e in questo caso si parla, nella letteratura anglosassone, di Kendall-t test. 

     
     
    Tav. 2.7  Correlazioni d’ordine tra tassi di abortività (7-12/1979) e differenze di fecondità regionali negli anni indicati
                 
          Classe di età    
    Anni
    15-19
    20-24
    25-29
    30-34
    35-39
    40-44
                 
    1974-1975
    0,279
    -0,029
    0,103
    -0,456
    -0,191
    -0,309
    1975-1976
    0,074
    0,176
    -0,544
    0,279
    -0,088
    0,015
    1976-1977
    -0,044
    0,176
    0,294
    -0,309
    0,235
    -0,221
    1977-1978
    0,176
    0,029
    -0,412
    -0,118
    0,015
    0,037
    1978-1979
    *** 0,647 
    * 0,316
    0,191
    -0,015
    0,088
    0,132
    1979-1980
    0,250
    0,235
    0,103
    -0,368
    -0,059
    -0,250
    Fonte: elaborazioni su dati Istat
     
      In tavola 2.7 sono riportati i coefficienti di correlazione d’ordine per classe di età e per intervallo annuale successivo. Il confronto è possibile unicamente considerando le IVG del secondo semestre 1979, che si suppongono rappresentative degli interventi praticati nei due semestri precedenti, per i quali non si dispone dei dati necessari. I valori preceduti da un asterisco indicano un t significativo al livello del 5%, due asterischi sottintendono un livello dell’1% e tre dell’1‰. Esistono solo due casi con un’associazione aborto-fecondità a livelli statisticamente significativi e nella direzione richiesta: le età 15-19 e 20-24 associate alle differenze di fecondità 1978-79. Alla classe 15-19 corrisponde il t maggiore, pari a 0,647, superiore al valore soglia richiesto per un livello di significatività dell’1‰, mentre la classe successiva (20-24) riporta un t= 0,316, inferiore al precedente, ma certamente significativo al livello del 5%. 
    Nella tavola 2.8 lo schema di lettura è leggermente diverso. Le correlazioni d’ordine sono tra i tassi di abortività riferiti al semestre 7-12/1979 e le differenze di fecondità relative a tutte le combinazioni possibili degli anni compresi tra il 1976 e il 1980. Ovviamente sono di particolare interesse le differenze di fecondità che coinvolgono gli anni successivi all’introduzione della legge 194/1978, come il 1979 e il 1980. 
     
     

    Tav. 2.8  Correlazioni d’ordine tra i tassi di abortività (7-12/1979) e le differenze di fecondità regionali per gli anni indicati nelle intestazioni di colonna e di riga
             
    Anni
    1976
    1977
    1978
    1979
             
          età 15-19
    1977
    -0,044
         
    1978
    -0,015
    0,176
       
    1979
    *0.397
    ***0.721
    ***0.647
     
    1980
    *0.331
    **0.485
    ***0.794
    0,250
             
             
          età 20-24  
    1977
    0,176
         
    1978
    0,265
    0,029
       
    1979
    0,250
    0,191
    *0.316
     
    1980
    *0.338
    *0.353
    **0.529
    0,235
             
          età 25-29
    1977
    0,294
         
    1978
    -0,118
    -0,412
       
    1979
    0.000
    -0,162
    0,191
     
    1980
    0,044
    -0,059
    0,132
    0,103
             
          età 30-34  
    1977
    -0,309
         
    1978
    -0,382
    -0,118
       
    1979
    -0,147
    0,015
    -0,015
     
    1980
    -0,294
    -0,206
    -0,206
    -0,368
             
             
          età 35-39
    1977
    -0,235
         
    1978
    -0,191
    0,015
       
    1979
    -0,221
    0,029
    0,088
     
    1980
    -0,287
    0.000
    -0,015
    -0,059
             
             
          età 40-44  
    1977
    -0,221
         
    1978
    -0,147
    0,037
       
    1979
    -0,059
    0,140
    0,132
     
    1980
    -0,191
    -0,118
    0,015
    -0,250
    Fonte: elaborazione su dati Istat
     
    I risultati ottenuti confermano e approfondiscono i precedenti: nelle prime due classi di età t risulta minimo per le differenze di fecondità che si riferiscono ad anni sino al 1978 e aumenta in modo significativo quando si considerano differenze rispetto al 1979 o al 1980. Per la classe 15-19 tutte le differenze di fecondità che coinvolgono il 1979 o il 1980 sono significative (salvo ovviamente la differenza 1979-1980) e, tra queste, le differenze riferite al più lontano 1976 sono significative al livello del 5%, mentre le differenze rispetto al 1977 o al 1978, cioè agli anni vicini alla liberalizzazione, sono significative al livello dell’1% oppure dell’1‰. In particolare, entrambe le differenze di fecondità 1978-79 e 1978-80 sono altamente correlate (t=0,647, t=0,794, con p < 0,001 in entrambi i casi) all’abortività del secondo semestre 1979. La correlazione d’ordine diminuisce considerando le età successive, 20-24, ma non cambiano gli anni che riportano valori significativi: sempre il 1979 e il 1980. Il valore più elevato in assoluto (t=0.794) si osserva per le età 15-19 e per le differenze di fecondità 1978-1980. 
    Se dunque consideriamo la struttura regionale dei tassi specifici di abortività legale del secondo semestre 1979 come indicativa dei primi dodici mesi di applicazione della legge 194/1978, allora vi sono elementi oggettivamente favorevoli all’ipotesi di un effetto dell’aborto legale sulla fecondità delle donne più giovani nel 1979 e nel 1980. Sembra invece non verificata l’ipotesi di un effetto significativo dell’aborto legale sulla fecondità delle donne italiane nelle età centrali e finali della vita feconda, per quanto nelle ultime classi di età entrino in gioco numerosità minime, oltre a disturbi e oscillazioni di natura puramente casuale che difficilmente consentirebbero in ogni caso un buon allineamento tra le graduatorie regionali di abortività e di minor fecondità. 
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